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sabato 02 febbraio 2008 11:40

 

DIAGNOSI: «Incompatibile»

 

 

L’Incompatibile, a-periodico di critica all’istituzione psichiatrica. Un punto di vista su quello che della psichiatria è produzione non separata dal resto dell’attuale produzione di spazzatura; un prodotto che accomuna le istituzioni con caratteristiche diverse a seconda della specificità istituzionale.

Forse ci seppellirà la spazzatura. Non la metaforica spazzatura relazionale che si evince da ogni tipo di rapporto umano dominato dall’ipocrisia, dall’utile dei rapporti di potere, dal commercio e dalla mercificazione dei corpi e delle menti. La spazzatura vera, la mondezza, quella che invade i nostri corpi, le nostre case, i nostri borghi, le nostre città.
Non è indifferente per la qualità della nostra vita vivere in una società del commercio globale, del libero mercato dove si vende a caro prezzo, e si mangia, dalla chiacchiera alla spazzatura; dove il comune denominatore delle recenti coniazioni concettuali economiche è una produzione sfrenata da ogni logica di umana dignità e libertà: una massima produzione per una massima consumazione. Dove commercianti e bottegai di ogni tipo giurano il loro unico interesse nella salute delle persone e nella qualità della vita.
È misera la condizione dell’uomo sapiente trasformato in uomo economico, dove consuma non perché consumatore ma perché economico e, per essere tale, deve essere consumatore. Nell’economia trova la sua caratteristica, nel consumare la sua pratica, la sua azione enteogena.
L’economia in tutte le sue forme che altro può produrre se non spazzatura. Non è indifferente che uno dei prodotti sia lo stile usa e getta di oggetti, di merci, di relazioni, di individui, di amori… a pensiero zero.
Per non parlare poi dei governi spazzatura dove caste di irrintracciabili marionette si muovono perpetuando se stesse al ritmo della cattiva, asinina, quanto assassina abitudine allo spettacolo elettorale.
Quanto i governi governino e quanto sia il loro governo di sollievo alla sofferenza delle masse di spettatori eccitati nel delegare la propria vita si vede giorno per giorno. Si vede pure come l’unica cosa che l’attuale democratica dittatura riesce a governare sia il regime poliziesco e di controllo sociale affinché la diversamente irraggiungibile pace sociale sia tenuta dentro i limiti della governabilità e non esploda in guerra sociale e in reale attacco di ogni forma di dominio e della logica stessa del dominio, in reale distruzione dell’economia. I frutti dei governi si vedono chiaramente: anni di galera per chi ha potuto rompere una vetrina in solidarietà con l’animale trucidato per spogliarlo della pelliccia mentre in Sicilia i vicere festeggiano la salute dei tribunali con spumanti e cannoli alla ricotta fresca.
Quando i limiti si superano nella direzione della guerra sociale, gli eserciti, le polizie sono sempre pronti ad intervenire e non certo a favore delle popolazioni esasperate. Questo mentre ogni forma di forza d’ordine continua a presentarsi sul mercato con maniacale insistenza sulla sua missione di difesa del cittadino. La Campania non è l’ultimo esempio di pestaggi e manganellate delle popolazioni delle città in rivolta non contro la spazzatura ma contro la spodoratezza delle istituzioni spazzatura; popolazioni che vengono spinte ad accettare di essere seppellite letteralmente dalle scorie del mercato e a ringraziare politici, polizia, governi vari. Questi ultimi, incapaci perfino di mantenere appena un po’ di pulizia nelle strade, non hanno mai finito, alla faccia sia del referendum che del metodo referendario, di promuovere l’energia nucleare come la soluzione di tutti i mali energetici.

Ogni pur minimo tentativo di opporsi alle richieste del dominio, di rifiuto di complicità, diventa un attacco alla democratica dittatura e, per questo, motivo di stigmatizzazione, di criminalizzazione, di etichettatura o, a seconda dell’origine, di diagnosi psichiatrica: “incompatibile” con la logica di caporali, capitani, vicerè; “incompatibile” con la logica della psichiatria.
Non ci troviamo in una moderna condizione dittatoriale dove s’impone silenzio e consenso e dove i padroni del vapore prima del braccio hanno già comprato la mente degli individui… proprio con una mangiata di spazzatura?

In una simile condizione, ogni pur minimo caporale, come ogni viceré, come ogni direttore, soffre di una contraddizione: la sicurezza del regno, in quanto parte della casta, e la paura della destituzione… non si sa mai. Tanto più forte si sente tanto più teme di poter cadere sotto un qualche imprevedibile colpo mollato dal suo concorrente di potere. In tale situazione dove il viceré, più nudo del re, dell’istituzione governa solo il mantenimento della sua prestigiosa e cara poltrona, è per poco che si può essere “incompatibile”; senza nessuno sforzo, senza eroismo alcuno. Basta proprio poco. Allora l’Incompatibile, paradossalmente, rimane un prodotto del potere: una logica e una pratica di potere non può che produrre individui incompatibili. Non compatibili né col potere né con le sue scorie.

La logica del dominio e dell’utilità si impone ad ogni livello della società lì dove gli individui tentano la pur minima attività di pensiero critico, autonomo e libero. L’istituzione psichiatrica fa parte, storicamente, a fianco delle carceri e dei manicomi criminali, di tale logica. Ogni tentativo di criticarne i sacerdoti, le azioni, le istituzioni, i progetti, le prospettive, le concrete realizzazioni autoritarie definite “cura” e “terapia” è denunciato come una provocazione. In altri termini? Semplice. Tutti coloro che si pongono in senso critico nei confronti delle concrete realizzazioni autoritarie della psichiatria non sono persone che promuovono una diversa modalità relazionale tra gli individui, più o meno sofferenti, ma sono provocatori, sono “incompatibili”, siano essi “pazienti”, siano “clienti”, siano “utenti”, siano famigliari, siano operatori, siano gruppi vari. Se per criticare l’autoritarismo della psichiatria è necessario essere “incompatibili” lo continueremo ad essere con grande piacere mentre ci sentiamo in buona compagnia sia con i primi, incompatibili che sono i caduti in mano alla psichiatria, sia con tutti coloro che, con la loro critica, sono riusciti ad essere una vera e propria spina nel fianco dell’istituzione psichiatrica.

L’Incompatibile vuole essere allora anche una provocazione; il salto del burlone sulla scena del manicomio riciclato nella Salute Mentale sul territorio. Anche il riciclaggio fa parte della spazzatura istituzionale. Caratteristica del dominio che, scoria di se stesso, si ricicla per presentarsi sempre diverso ma sempre più simile a se stesso.
Una provocazione ancora se ricerca la relazione d’affinità, la relazione empatica e scarta la relazione di potere. Una provocazione ancora se, fuor di ideologia, è ricerca della persona. Se si chiede cos’è la psichiatria oggi e se ha finito di essere al servizio dello stato nel controllo delle popolazioni e quali sono le sofisticate espressioni del morbido ma non per questo meno autoritario e meno oppressivo controllo.

“Incompatibile” per poco. Basta solo sfiorare il tentativo di voler capire come stanno le cose nell’impero della grande istituzione psichiatrica, ma anche come stanno le cose per noi individui, persone che, nel mezzo del cammino della nostra vita, senza aspettarcelo e senza preavviso, ci possiamo ritrovare in una selva oscura, senza sapere come, senza sapere perché e incominciamo a trovare enormi difficoltà relazionali con le nostre stesse abitudini di sempre, con la nostra stessa persona, con il mondo che ci circonda, animato e inanimato.
Tutto qui?
Siamo incompatibili non solo quando critichiamo la psichiatria… cosa volete che sia? Ce stato chi l’ha saputo fare meglio di noi e c’è chi lo sa fare molto meglio di noi che ci concediamo, così, per la burloneria del passatempo, qualche leggero balbettio. Basta pensare alla critica rappresentata dalla vecchia come dalla nuova cronicizzazione o quella di chi s’è saputo tirare fuori non grazie ma nonostante la psichiatria. Certo, si tratta di situazioni di una critica diversa da quella che possiamo permetterci noi. Come per esempio quella denunciata dalle punte più progressiste all’interno della stessa psichiatria che evidenziano di come la pratica e le realizzazioni psichiatriche siano completamente lontane dagli aspetti teorici e da quanto previsto dalla stessa legislatura, per dire che, dopo tutto, oltre alla buona volontà e allo spirito di abnegazione dei pochi, l’istituzione psichiatrica è rimasta quella di sempre, interessata più ad una logica di dominio che della salute.
Siamo anche incompatibili quando la nostra critica della psichiatria, proprio perché non ideologica, ma non per questo priva di un pensiero di riferimento, non si trasforma nell’immediata negazione dell’incognita sofferenza di tanti individui, delle loro famiglie, delle persone a loro più care. Siamo ancora incompatibili quando denunciamo che tante persone che per bisogno si rivolgono, o ci vanno in qualche modo a finire, alla psichiatria non avrebbero un’alternativa se non in un prete, in un esorcista, in un mago o simili. Siamo anche incompatibili quando diciamo che, dopo tutto, indipendentemente da quello che noi pensiamo della psichiatria e della cosiddetta malattia mentale, c’è un momento di fondamentale rilevanza che può dare l’avvio ufficiale ad un percorso nell’istituzione psichiatrica: quel contatto tra l’utente/cliente e lo psichiatra in cui le due parti concordano e producono un contratto. Quel momento rappresenta una scelta, più o meno obbligata, della persona che allo psichiatra si rivolge. Quando diciamo che in questo contratto, in qualsiasi forma e condizione si produca, entra in scena la responsabilità di due individui.

Incompatibili come se il riconoscere la sofferenza e l’angoscia di certe pur anonime o pur diversamente interpretabili condizioni umane si potesse o si volesse immediatamente tradurre nel riconoscimento della psichiatria e delle sue pratiche, nell’invenzione di una qualche individuabile e definibile condizione inquadrabile come “malattia” e come “malattia mentale”.

Siamo incompatibili anche perché non ci riteniamo cosa diversa da tutte le persone diagnosticate e psichiatrizzate. La psichiatria che crea esclusione lo può perché prima di diagnosticare malattie mentali diagnostica incompatibilità. Solo dopo, eventualmente, alla diagnosticata incompatibilità, assegna un nomignolo tratto da una delle inflazionate categorie presenti in uno dei tanti DSM.
Ci fanno simpatia gli incompatibili. Non ci preoccupa né ci impressiona l’incompatibilità. Contrariamente tutto il nostro disprezzo va a chi strumentalizza anche l’incompatibilità perfino dopo averla diagnosticata. Allora il problema non è, non lo è mai stato, malattia/non malattia; il problema è la spudorata pratica di potere e di dominio al di sopra di ogni categoria, fosse pure malattia, fosse pure non malattia. Non è nella possibilità di diagnosticare malattia che risiede il potere della psichiatria; tant’è che la psichiatria sussiste oltre e al di là di una non mai meglio trovata, individuata, esplicitata e definita malattia. Una istituzione di potere, se ne ha bisogno, si può inventare una non malattia come la psichiatria ha saputo creare una malattia e inserirla nelle categorie della scienza medica fregandosene di ogni metodologia scientifica. L’istituzione psichiatrica si è riciclata come s’è riciclato il concetto stesso di malattia.

Più che malattia, il Disagio Relazionale, fosse pure dichiarato, scientificamente, non malattia o inserito in una delle tante altre categorie a cui siamo abituati, o inserito in una nuova categoria a cui ci abitueremmo; la nuova dichiarazione, solo per il fatto d’essere uscita dalla categoria della malattia, avrebbe le potenzialità ed i requisiti per trasformare una relazionalità autoritaria, di potere e di dominio in una relazionalità autonoma, autogestionaria, antiautoritaria, fondata sull’empatia e sul metodo empatico? Anche in questo caso non è solo una questione di categoria.
Malattia o non malattia è urgente la denuncia e l’arresto della violenza della nuova psichiatria, l’opposizione ad ogni relazione autoritaria, la promozione della relazione empatica nella promozione della persona, della salute e della qualità della vita.
Ecco “L’Incompatibile”.

La Redazione

 

Ultimo aggiornamento ( martedì 19 febbraio 2008 22:28 )
 
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