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La Recensione - PSICO-MALELINGUE
sabato 16 febbraio 2008 11:05

 

Da vittima a vincitore

LAVORARE PER GUARIRE

“guida al benessere mentale”


non esistono pazienti senza speranza
ma solo operatori impotenti
”.
Mark Spivak

 

«Troppo spesso accade che gli obiettivi dei servizi che in-tervengono nelle vite delle persone che hanno gravi problemi di salute mentale siano limitati al “mantenimento” principalmente attraverso la somministrazione di terapie… c’è pochissimo tempo per aiutare la persona a stare meglio, a guarire dalla propria in-fermità e a vivere una vita autonoma e soddisfacente.
Credo che il fattore più importante che aiuta le persone con disturbi di tipo psicotico ad iniziare il viaggio verso la gua-rigione sia il valore che diamo al coinvolgimento personale, sia della persona con problemi mentali che della persona che è l’operatore. E’ fondamentale guardare l’uno all’altro prima di tutto come persone, in secondo luogo come partner alla pari di un processo definito ed in terzo luogo in funzione dell’offerta re-ciproca di differenti esperienze di valore. Il “paziente” è “l’esperto per esperienza” e l’operatore è “l’esperto per profes-sione.
» (Ron Coleman)

Non solo “malattia” ma malattia dalla quale non si guari-sce. Una conclusione a cui l’istituzione, nella concretezza degli operatori più o meno sanitari in carne e ossa, perviene nei fatti e nelle azioni di tutti i giorni.
Nella maggior parte dei servizi, l’organizzazione quoti-diana si fonda su due atti di fede: “è una malattia” e “non si gua-risce”; al massimo “è una malattia” e “si può non guarire”. Un atto di fede che si trasforma in teoria non esplicitata che trova mutuo consenso e complicità nella conclusione giornaliera: se il paziente non sta guarendo è perché ha una malattia che, in altri sì, ma in lui non guarisce. Come nella conclusione, secreta da tutti i pori ma sulla quale sfacciatamente e arrogantemente non si vuole scendere mai a confronto: non c’è niente da fare; possiamo solo garantire loro un posto dove stare e un ambiente giocoso, festaiolo. Conclusione che produce al massimo la nuova cronicizzazione dell’in-trattenimento dentro solo diverse mura e non certo terapia, cura né tantomeno guarigione. In altri termini solo il nuovo manicomio delle neostrutture psichiatriche territoriali.
La conclusione, provvisoria per quanto sia, non si fa attendere: la psichiatria di sempre ha trovato nella Salute Mentale occasione di riciclarsi abbondantemente. Siamo nella stessa logica. Come prima più di prima.
Per il “Progetto Contraria-Mente” la critica dell’istituzione psichiatrica, non si può tradurre nella negazione della sofferenza delle persone che si trovano in una condizione di Disagio Relazionale (Di.Re.) o di Grave Disturbo Relazionale (Gra.Di.Re.) né nell’esclusione, né nella rimozione di un problema, quello della nostra salute che, comunque inteso, è sempre un problema nostro, della nostra comunità, della comunità a cui apparteniamo pur nella nostra individualità.
Per questo motivo, parallelamente alla critica riteniamo importante e necessaria una lotta mirante all’organizzazione dell’autogestione nella sofferenza in vista di una migliore qualità di vita e della guarigione anche lì dove, indipendentemente da quello che noi pensiamo, ci è stata diagnosticata una malattia.
«Chiunque lavori nel campo della psichiatria, e non voglia permettere che la consapevolezza critica della propria attività venga offuscata o intralciata dal processo di istituzionalizzazione dell’addestramento scolastico e dell’indottrinamento quotidiano nella clinica universitaria o nell’ospedale psichiatrico, deve porsi un certo numero di domande irritanti… Le domande ri-guardano sia le basi teoretiche in quanto tali del suo lavoro, che le stesse operazioni quotidiane, gesti, azioni, affermazioni nel rapporto concreto con le altre persone.» (Psichiatria e antipsi-chiatria di David Cooper, 1969). Di quasi quarant’anni fa, le parole di Cooper sono di vivissima attualità mentre, nel frattempo, l’istituzione si è raffinata nei sistemi repressivi, oltre che nei confronti dei “pazienti”, anche nei confronti di operatori che pongono e si pongono domande irritanti.

Nato in Scozia, Ron è segnato indelebilmente fin dall’infanzia da abusi sessuali subiti all’interno di quell’ambito religioso al quale era stato affidato per realizzare il proprio sogno di diventare prete. Abbandonata la Scozia all’età di 17 anni, si ar-ruola nell’esercito britannico e completa gli studi universitari laureandosi in economia e commercio. In seguito ad un serio incidente procuratosi giocando a rugby, tornato al lavoro dopo un periodo di convalescenza, comincia a sentire per la prima volta le voci. In tre mesi il fenomeno peggiora e viene ricoverato con la diagnosi di schizofrenia cronica. Per 10 anni è utente dei servizi psichiatrici inglesi senza ottenere alcun miglioramento. La sua vita ricomincia quando nel 1991 inizia a frequentare il gruppo degli uditori di voci di Manchester. Il suo processo di guarigione trova fondamento nel lavoro di Marius Romme e Sandra Escher: voci e psicosi sono normali risposte a situazioni anormali.
Da quel momento, diventa lui stesso promotore di sviluppo di esperienze di auto mutuo aiuto e di pratiche di collaborazione tra operatori ed utenti per costruire insieme percorsi di salute mentale.
Oggi è formatore e consulente dei servizi psichiatrici in-glesi e di molti altri paesi in tutto il mondo, tra cui l’Italia.

Ron Coleman, Paul Baker e Karen Taylor

Lavorare per guarire
“guida al benessere mentale”
Titolo originale:
“Working to recovery, a guide to mental wellness. From victim to victor. Personal planning tool.”
a cura della Coop. Soc. “Il Casello” - Carcare
grafica di copertina: Elisabetta Berta
1°ediz. italiana:
Ed. MAGEMA, Carcare (SV), settembre 2004
Codice ISBN 88-89169-02-8
pagg. 104

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Tra i libri di Coleman che conosco, ritengo “Lavorare per guarire”, oltre che ottimo manuale, anche un lavoro e un’esperienza da un punto di vista diverso dal quale, in qualche occasione, anche l’istituzione s’è voluta affacciare ma, in definitiva, nella prospettiva di meglio produrre psichiatria senza comunque riuscirci. E questa è una fortuna sia per l’esperienza che Coleman ci propone sia del libro stesso: né l’esperienza di Colemam né il suo manuale si prestano a produrre psichiatria. Altra cosa è autogestire la salute anche di chi si trova in una condizione di Disagio Relazionale.

http://contraria-mente-nero.blogspot.com

 

 

Gaetano Bonanno

Ultimo aggiornamento ( sabato 16 febbraio 2008 12:42 )
 
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