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ENRICO BARALDI PSICOFARMACI AGLI PSICHIATRI Romanzo Edizione Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri Collana: Eretica Pavona (Roma), settembre 2007 pp. 144 PREZZO: 10,00 euro ISBN: 978-88-7226-998-5 http://www.stampalternativa.it Uno psichiatra che critica la Psichiatria e la Salute Mentale dove questa s’è riciclata, è credibile? Nessun atto di fede nei confronti di nessuno ma nemmeno acritico apriorismo. Le lotte in una prospettiva rivoluzionaria passano per momenti intermedi per i quali nessuno ha delega. Da parte di cosiddetti anti-psichiatri e non-psichiatri ho sentito tante e tali provocatorie e reazionarie corbellerie che, per quanto mi riguarda, mi trovassi in condizione di bisogno, personalmente preferirei il manicomio che cadere nelle loro mani. Di fatto la Salute Mentale, checché ne pensiamo, è una realtà. Di fatto la sofferenza legata a situazioni di Disagio Relazionale spesso rasenta la tragedia. Una lotta contro la Psichiatria non può ignorare la necessità di organizzazioni comunitarie che si prendano cura in senso autogestionario anche dei propri bisogni di salute. In una prospettiva autogestionaria, a partire dalle lotte intermedie, è sempre importante la collaborazione degli operatori sanitari che, lanciando il messagio oltre le sbarre, consentano a chi è fuori di meglio prendere coscienza di quello che avviene dentro e aiutare nel coordinamento delle lotte tra chi è dentro e chi è fuori. Il libro di Baraldi, fuor di ideologia, è l’occasione per conoscerci meglio. Attraverso Baraldi non vogliamo dare più lustro né più credibilità alla Psichiatria. Non stiamo prestando giuramento ad alcuna bandiera, nemmeno alla bandiera di Baraldi. Oggi che si richiede il ritorno all’elettroshock, che anche uno psichiatra possa denunciare la pratica del T.S.O. come violenta e non terapeutica è cosa importante se in vista di una più ampia liberazione dalla Psichiatria: «quando sarete in difficoltà, quando vi aspetterete aiuto, accoglienza, calore umano, dall’altra parte troverete solo la prepotenza della Psichiatria, la sopraffazione di ricoveri coatti chiamati T.S.O., con un acronimo che nasconde la vergogna di un contenuto malcerto (Trattamento Sanitario) sotto l’unica evidente certezza (Obbligatorio); troverete persone in divisa da poliziotto, quasi mai consapevoli di ciò che stanno facendo, che a forza vi tradurranno in un reparto psichiatrico. Questi reparti sono organizzati come bunker spietati e terribili, murati da sbarre e da porte chiuse, che ne sanciscono la diversità irrimediabile dal resto dell’ospedale. Costretti in quel luogo di segregazione, vi capiterà di essere legati al letto: scriveranno sulla vostra cartella medica che le condizioni ciniche hanno richiesto “la contenzione fisica con le fascette” e hanno indotto il personale a “coercirvi in prima”, o “in seconda” o addirittura “in quinta”; in realtà vi troverete addosso uno, due o forse cinque legacci che inchioderanno la vostra sofferenza all’annullamento di ogni dignità e rispetto. E vi resteranno addosso, soprattutto, cicatrici psicologiche che non si cancelleranno più nella vita. Così il vostro dolore aumenterà, travolto dall’incomprensione di chi doveva essere lì per ascoltare, soffocato da dosi farmacologiche sempre più alte prescritte da chi, paladino della giusta distanza terapeutica, resta indifferente, anche quando trova il tempo di starvi ad ascoltare, al senso e al valore delle parole provenienti dal vostro cuore straziato. E a questo punto, malridotti come sarete, conoscerete lui, il vostro psichiatra, che vi convincerà che tutto questo è fatto per voi, per il vostro bene, e piano piano, conoscendo la tecnica come un extraterrestre agli uffizi, vi porterà da un legame fatto con le corde e coi farmaci, a un legame costruito sulla dipendenza psicologica, il più assurdo, il più forte, il più sconvolgente che vi fosse fino ad allora capitato nella vita.» |